mercoledì 13 settembre 2017

Aratri




Al morire dell'estate,
nel campo sonnolento
- fa d'oppio la maggese -
che s'apre dietro casa,
spaesata e buffa posa,
dei duttili gabbiani,
un'avanguardia nuova.

Ignuno fiutò mari,
ma lezzi di concimi
dell'agro e lordure;
saggiano temperie
nei luoghi e piantano
forse gli avamposti,
sogni di crassi prati,
precorsi dall’autunno
e infranti dagl’aratri.


Liquido confine II


Liquido confine, di Giovanni Cecchinato.
Qui la seconda puntata.

Share

venerdì 8 settembre 2017

Liquido confine




Ho scritto delle poesie, ispirate ad un progetto fotografico di Giovanni Cecchinato.
Un lavoro sul litorale nord-adriatico (si chiama "Liquido Confine"), qui trovate la prima delle poesie.
Grazie Giovanni!


Share

giovedì 7 settembre 2017

A Giorgio Albertazzi




Racconti d’un vecchio,
vizzo lenemente, come,
sotto l’egida del conio
divino, pacato degrada l’Adone,

poi, giunti al muriccio,
ti esorta ad osare:
se l’occhio le pietre
perfora, vista sostieni, e timone.

Anna, difatti, ch’aveva
grande, pei ciuchi, passione,
urtò in soffio Rimbaud
(e si aperse il libro caduto).

Leggesti “Fêtes de la faim”,
con pathos d’attore canuto.
 
Share

giovedì 10 agosto 2017

Un cane andaluso



L’uomo s’attempa
e dall’ultima neve
enumera gli anni,
romanza la storica
piena del fiume o la secca,
che l’anno più afoso,
inane lo fece di senso
e per le colture.

***

A certi s’incrina
lo scudo cartesiano:
subodorano, prevedono
le cose in là d’agire,
come l’occhio spaccato 
del gatto, l’enfisema,
dei letti al terremoto
lo strano traballare.

***

Pare nulla preordinato,
ma pochi, lungo il tempo,
s’adagiano nei giorni
dei disutili accidenti.
E li tacciano d’essere
impostori e che tutto,
in “Un cane andaluso”,
già allora fu descritto.

Share

venerdì 4 agosto 2017

mercoledì 2 agosto 2017

Due cimiteri militari




I.
Si apre sconfinata,
dei gusci la distesa
di bivalvi scardinati:
il caos, le cappelunghe,
alcune le inquadra
in laconiche righe,
l’omaggio minerale
al cimitero americano.

L’altre che i gorghi
dell'onde l’incrocia,
infinite, frantumate,
creano giustapposte
orazioni del mare,
a mezzo miglio dalla costa
risucchiato per prodigio
e planetaria congiuntura.

II.
Dalle falesie cui piovve
addosso l’inferno probo,
(un poco la bruma dirada),
avvistarono più navi
nella flotta, della conta
di due intere divisioni.
Oggi sono scure croci,
li confina l’autostrada.

Smunti e giovani fanti,
le divise larghe, buffi,
nei giorni di routine,
latte si compravano
al villaggio fra i sorrisi;
burlavano le donne
di bottega quei pischelli,
gl’invasori di Colleville. 

Share