giovedì 10 agosto 2017

Un cane andaluso



L’uomo s’attempa
e dall’ultima neve
enumera gli anni,
romanza la storica
piena del fiume o la secca,
che l’anno più afoso,
inane lo fece di senso
e per le colture.

***

A certi s’incrina
lo scudo cartesiano:
subodorano, prevedono
le cose in là d’agire,
come l’occhio spaccato 
del gatto, l’enfisema,
dei letti al terremoto
lo strano traballare.

***

Pare nulla preordinato,
ma pochi, lungo il tempo,
s’adagiano nei giorni
dei disutili accidenti.
E li tacciano d’essere
impostori e che tutto,
in “Un cane andaluso”,
già allora fu descritto.

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venerdì 4 agosto 2017

mercoledì 2 agosto 2017

Due cimiteri militari




I.
Si apre sconfinata,
dei gusci la distesa
di bivalvi scardinati:
il caos, le cappelunghe,
alcune le inquadra
in laconiche righe,
l’omaggio minerale
al cimitero americano.

L’altre che i gorghi
dell'onde l’incrocia,
infinite, frantumate,
creano giustapposte
orazioni del mare,
a mezzo miglio dalla costa
risucchiato per prodigio
e planetaria congiuntura.

II.
Dalle falesie cui piovve
addosso l’inferno probo,
(un poco la bruma dirada),
avvistarono più navi
nella flotta, della conta
di due intere divisioni.
Oggi sono scure croci,
li confina l’autostrada.

Smunti e giovani fanti,
le divise larghe, buffi,
nei giorni di routine,
latte si compravano
al villaggio fra i sorrisi;
burlavano le donne
di bottega quei pischelli,
gl’invasori di Colleville. 

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sabato 29 luglio 2017

giovedì 13 luglio 2017

Fetonti




La scaramuccia in volo
tra fetonti e fregate
- predano queste
all’altro il pesce in gozzo –
nell’icastico quadro,
svolazzano avvinti
o pende il minore
dal becco preso,
per le piume timoniere,
ai Caraibi stempera
il fardello della madre;
invitta ritorna a pescare.


martedì 11 luglio 2017

Al Glicine



Figuro tutti bambini,
nella bolla d'inerte
presente dove attorno
procombe ed insorge
nuovamente ogni cosa,
ma sempre indifferenti,
a sfiatare noi s'andava
su per la china, al Glicine fino,
ansando per succhiare
l'ambito ghiacciolo.
A lasciare che affacci l'idea
(di sotto romba la Bova)
che poco ne abbasti
e ci soffochi un rivo,
s'opponeva il tritone,
che viscido sguscia
dalla mano nell'acqua
e poi, fluttuando, si posa.

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giovedì 6 luglio 2017

Ode allo scoiattolo




Le nubi cangiare
o della tempesta
il fronte immane,
l’ascondere il fine,
già scocca la sesta,
il mio sprimacciare.

E' morto il mattino,
tinniscono calici.
A Febo, che l’ombra
il meriggio dileggia,
s’occultano l’oboli
al genio quercino.

Con minuzia cernevi
al tuo lares nocciole,
(la coda bilancia
il capino che salta):
lo scoiattolo suole
stiparle nei covi.

Rampica scorza,
sul ciliegio saetta,
contropeso perfetto,
di frutta succosa,
all’estrema gravezza,
prevale la forza.

Dice in frescura
quatto ripari:
procurasi scuro,
il sole velando
ritorta la coda
e disseti l’arsura.

Imbandisci l’altare,
con aridi semi,
le polpe vermiglie,
i segni dei sessi
d’ambienti silvani,
l’incensi a bruciare.

Al buio trasmuti:
il pelo rosseggia,
morbido spunta
lo sciuride istinto
e già quasi albeggia,
due denti forzuti.

Martora, gatto
e sospesi rapaci.
Balzi nel prato,
depredi noccioli,
ghiande procaci,
diffidi d’un ratto.

T’accucci nei nidi,
profitti d’assenza,
perlustri alti rami,
ti slanci all’abete,
bestiale possanza,
gli uccelli tu irridi.

Risale coscienza,
al pulsar di ragione
dolorano gli arti,
traballi stordita,
di calda magione
la lungimiranza.

Le nubi cangiare
o della tempesta
il fronte immane,
l’ascondere il fine,
già scocca la sesta,
il mio sprimacciare.

E' morto il mattino,
tinniscono calici.
A Febo, che l’ombra
il meriggio dileggia,
s’occultano l’oboli
al genio quercino.


lunedì 3 luglio 2017

Madrigali per Paolo




A Paolo Villaggio


I.
La voce della luna,
che barbuglia dai pozzi
è nitida pei matti.
Addita direzioni
e consigli ammicca,
rinfocola complotti.
Catturata, altrove
bisogni storna sogni.


II.


Nel mondo di Buzzati,
pentito alla valanga,
lo vidi a scavare.
Ischerzo fu del vento,
mangiare Benvenuto
per mondarti il cuore.
Pacificato muore,
al bosco mai voluto. 


III.

Tira il baraccone,
Ginepro (detto Dieci),
di magri pugnatori.
Tutto cade a pezzi,
puntando per Firenze,
i biondi ritirati.
Per fame lì si boxa
contro gli alleati.

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giovedì 29 giugno 2017

Charcuterie






Vermicolano l'auto
all'angelo, in tondo,
in Bastiglia e fiumi,
curiosi e idolatri,
in coda alla Chiesa 
di Nostra Signora.

Traveggono i bruti,
dispersi nel tempo,
alla giostra i bambini:
buffo, il Dodo fuggì,
raggiunto, senz’ali,
la propria estinzione.

Gira imperniato,
al cerchio ora muto,
e verdi, giunti da Orly,
ai platani sfidano
i pappagalli l'armata
di uccelli francesi. 

Della giraffa l'eco
d’alta gola recisa
da tubercolosi,
dopo lunga la marcia
dal sud si mostrò;
ne fece dono Mehmet.

Ammanta il silenzio
le cose vissute soltanto:
un pianeta di lardo
è sospeso e dorme
il berretto basco in maiale,
l’andouille attende il bollore.


Abbozzata a Parigi, il 13/6/2017, rifinita oggi.

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mercoledì 21 giugno 2017

Nei giardini



 [fonte]

 
A goder le passeggiate,
nei viali ombrati a rezzo,
del parco Buttes-Chaumont,
o a costa, nel Lucò, della fontana,
(oziose l’ore, strascinate),
s’arguisce del pennello,
il fu leggiadro di Rohmer,
che vi pinse gli acquerelli
della lieve nouvelle vague.

***

Nel lago sormontato
dal Tempio d’Alphand
- di prassi un pescatore
è umbratile nell’ansa
e l’anatre frantuma
l’olmo e la shopora -
si specchia la Sibilla
grazie a saggia dinamite,
all’uso di Haussmann.

***

Alla vasca dei Medici,
(Aci è nell’edicola
cui la firma appose Ottin),
ai platani rinfresca
l’ardente voluttà;
perpetuo pastore  
scolpito nel nicchione
prima di, fonte,
l’infondersi a mare.

Lucò: licenza (I giardini del Lussemburgo - jardin du Luxembourg – sono familiarmente chiamati “Luco”)